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Archive for the ‘Senza categoria’ Category

Il Pleut … sigh!

Prima pioggia di settembre…bleahh!!!! No, svegliarmi con il cielo livido non è un buon inizio di giornata. E poi oggi comincio anche con il mio doppio turno qui in libreria … fino a stasera … mmmhhh… però di positivo c’è che, almeno per un paio di mesi, agonizzerò si il venerdì, ma il sabato mattina in compenso non lavorerò … e vai!!! 

Intorno a me i libri che respirano (li ho finalmente e faticosamente  liberati dalla polvere di agosto), il mio “Biografia della fame” di Amélie Nothomb fermo a pagina 47 che chiede di essere portato a termine nella pausa pranzo, mezza bottiglia d’acqua e un caffè bleahh come la pioggia …

Nonostante tutto sono di buonumore.

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Ciao a tutti,

a malincuore sono tornata da una vacanza cortacorta ma davvero meravigliosa. Una vacanza piena di belle sorprese e posti meravigliosi, ma soprattutto di nuovi amici da tornare a trovare, da rivedere e ancora da vivere. E poi nella testa tanti progetti e tanta voglia di trattenere queste belle sensazioni raccolte, di custodirle intatte quanto più è possibile, di non farle sbiadire.

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La regina mobilità e sua cugina  precarietà hanno determinato la mia latitanza dal blog per un’intera settimana. Mi hanno spostato orari e posto di lavoro: dal momento che qualcuno dei tanti andava spostato, tanto valeva spostare me. Così ho potuto vedere da vicino come si lavora nella cellula pilota … 

Ma su tutte le frustrazioni di questi giorni, c’è stato l’evento: il concerto di Bruce! Se dovessi commentare la serata con una definizione direi “esplosione di energia” e lui davvero il rock incarnato in un corpo anche quello ancora stradegno di nota. Una band stellare, una voce che dal tempo non è stata intaccata neanche di striscio, un entusiasmo contagioso, un pubblico bellissimo dal sette agli ottant’anni. Una chitarra da mettere i brividi per quanto cuore c’è dentro, una voglia di urlare e ballare e saltare, tanto la sua musica sa essere incontenibile. Una volta ho letto un bell’articolo di uno scrittore bravissimo che si chiamava Pier Vittorio Tondelli, forse uno dei migliori scrittori italiani degli ultimi trent’anni, un articolo in cui commentava, tra gli altri, anche l’opera dello scrittore formidabile che fu John Fante . Tondelli usò per questo mostro di bravura, una definizione che mi è rimasta impressa “se dovessi definire Fante io direi che è la polpa” e basta. La stessa cosa mi è venuta in mente per la musica di Springsteen. La sua musica non necessita di strutture che la sorreggano, perchè ha gambe eccezionalmente forti, è energia pura, materia; la sua musica suda, respira, si muove ed è perfetta nella sua essenzialità. E’ polpa. E’ come la scrittura di Fante, che se lo leggi una volta sentirai quell’odore inconfondibile di pomeriggi caldi e assolati e polverosi per sempre, e per sempre lo associerai ad alcuni colori ed immagini che non potrai più scollargli di dosso. Uno scrittore estremamente abile in un’arte assolutamente non costruita, quella di saper utilizzare la parola, rigirarsela in bocca e costruirci un pensiero semplice e rotondo e ruvido, materico e pulsante insieme, ma afferrabile da tutti, prendibile, che è cosa davvero di pochi ,pochissimi, scrittori. E così è la musica del Boss, qualcosa di perfetto e perfettamente condiviso, spartito, goduto pienamente da tanti, anzi tantissimi, che hanno la fortuna di prenderne parte.

Poi c’è stato un bello spettacolo di Ascanio Celestini, il bambino col pizzo da capretta che parla di precarietà, informazione e disinformazione e di tutti i temi che al momento ci appassionano e ci fanno tanto soffrire. Celestini l’affabulatore sa creare attorno a sè un’atmosfera familiare ed ha il pregio che vorrei rubargli: quello di saper esprimere concetti fortissimi, a volte persino terrificanti, con una straordinaria lievità. Una piuma bianca che svolazza in un mondo di insulti e denunce gridate. Fa pensare. Fa riflettere. Non ti fa montare dentro una rabbia cieca e cattiva però. Fa soprattutto comprendere quando la parola vada esercitata, domata e calibrata perche possa esprimere il proprio senso e suonare come uno schiaffo doloroso ma pacifico sul volto di chi questo paese lo sta volgarmente e impietosamente martoriando.

Poi c’è stato il compleanno della mia mamma. E poi quello della mia nonna. E poi ci sono state grandi dormite, i mondiali di nuoto, un nuovo romanzo di Ann Tyler  e i pomodori col riso, e soprattutto che, congiuntivite e occhi gonfi da pugile a parte, mi sento molto bene e annuso nell’aria cose positive. C’è che io e lui, anzi lui ed io, abbiamo deciso di andarcene in vacanza qualche giorno e c’è che la cosa mi entusiasma.

Non so se domani sarò qui o alla cellula pilota, resta il fatto che, in fondo in fondo, poco importa…

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Sabato

Stamattina davanti al caffè. Me ne servirebbe una tinozza. Lui ed io. Ore 7.55 Anche oggi che è sabato si lavora, come tutti i sabati. No, non ce la possiamo fare. Non dopo due sere di fila che si esce e si fa l’una e mezza. Non ho il fisico, mi sa. Ma il fine settimana che ci aspetta a partire dalle due di oggi pomeriggio, appena si stacca e si torna a casa, mi aiuta a carburare: oggi cominceremo a cercare un luogo ameno dove trascorrere una settimana strarilassante alla fine di agosto, ma soprattutto domenica sera saremo al concerto di Springsteen e io al solo pensiero non sto nella pelle!!!

Così trovo il coraggio di gettare la mia stanca carcassa in macchina e partire. Sono a metà strada e solo allora mi rendo conto del silenzio che mi circonda: Roma così vuota forse non l’ho davvero mai vista, il Lungotevere è quasi spettrale e mi sento un po’ come Tom Cruise nella scena iniziale di Vanilla Sky, solo su un’auto un più scassata. Davvero stamattina a Roma potresti farti una tranquilla passeggiata in mezzo alla strada. Praticamente vivere un’esperienza che ha del fantascientifico.

E allora, di fronte al mio stupore, penso che siamo ridotti davvero male se la mancanza del rumore e del traffico costante ha il potere di disorientarci, se questa sensazione inesplorata sa farci sentire inizialmente spaesati. E’ come vivere rinchiusi in una barattolo, pressati e stretti, rannicchiati gli uni contro gli altri e perennemente agitati da una mano enorme. E poi ad un tratto liberati e dispersi nell’aria in seguito all’ improvviso svitamento del tappo. Di colpo entra aria e si disperde il rumore, riusciamo ad allargare le dita e poi le braccia e poi stiracchiarci e allungare le ossa e i muscoli e distendere persino i nostri pensieri, galleggiando lentamente e senza peso nell’aria fresca che ci accarezza.

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“Avevamo detto che sarebbe servito un miracolo e lo stiamo realizzando!”, ormail lo psiconano ad Onna parla di miracoli. Prima o poi camminerà sulle acque, guarirà i malati e moltiplicherà le case che ha innalzato dalla polvere. Questo piccolo grande uomo, tanto ingiustamente deriso, criticato e giudicato, sembra davvero convinto di incarnare quel Destino Manifesto in virtù del quale gli Stati Uniti d’America legittimarono ogni genere di barbarie commessa a danno di esseri umani e territori, la brutale colonizzazione di terre che erano di altri, lo sradicamento e lo sterminio degli indiani. Tutte azioni, queste, legittimate dalla convinzione di essere il popolo eletto e predestinato a creare un ordine nuovo, migliore. Quello stesso Destino Manifesto sembra aver imposto a Silvio di sconvolgere in tutto e per tutto il nostro paese. Sentendosi chiamato a dover svolgere il compito importante che gli veniva in un certo senso imposto dal fatto di essere “unto dal signore”, egli non potè tirarsi indietro quando, nel 1994, sentì che era giunto il momento di scendere in campo per realizzare il Disegno. Lui che, in un certo senso,  rappresentava proprio quell’uomo nuovo, quell’uomo in grado di fare di se stesso ciò che aveva desiderato, quel self made man in grado di innalzarsi e conquistare potere dal nulla (e qui tutti i punti interrogativi del caso). Un predestinato non ha desideri comuni, un predestinato sogna in grande e punta ad avere per se stesso potere,  ricchezza,  giovinezza e bellezza. Per farlo ha bisogno di fare grandi promesse alle folle oceaniche che lo osannano, circondarsi di uomini che non sappiano metterlo in ombra, infangare gli avversari, servirsi della menzogna e della calunnia se necessario a coprire qualche malefatta. L’aspetto affascinante della vicenda è che occorre mettersi dalla sua parte per osservare la cosa dal suo punto di vista: insomma, visto da qui lo psiconano è un ometto pericoloso e folle, ma se si ragiona indossando i suoi occhiali e guardando il mondo dai suoi occhi, la prospettiva cambia totalmente. Silvio è un mezzo attraverso il quale una superiore volontà sta compiendosi, e come mezzo non può sottrarsi. Tutto ciò che lo ostacola nel compimento di tale Volontà(l’umana legge, la magistratura, il comune buonsenso, la stampa, gli avversari, le critiche, la democrazia stessa) deve essere spazzato via per pemettere che il Destino Manifesto possa compiersi.

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Sapete le giornate nelle quali ci si sveglia e non si ha voglia di nulla tranne che fare qualcosa per sè? Ecco. Allora, ancora in coma, lui con i capelli dritti, io con la faccia stropicciata, ci siamo detti “Si fa colazione fuori stamattina?”. Si, si fa colazione fuori con cornetto e cappuccino e soprattutto con grande calma, all’aperto, nel bar vicino casa. Perchè dopo giornate come quella di ieri, di scazzo cosmico dal punto di vista lavorativo, ci volevano proprio una serata tranquilla ed una mattinata dopo che lo fosse altrettanto. E scopro che le cose che credevo mi turbassero molto, ora mi turbano il giusto, e cioè davvero poco, quel poco che diventa nulla dopo appena pochi istanti di semplice ed elementare riflessione. Insomma, non vale la pena di farsi il sangue amaro per cose che contano tanto poco come gli scazzi al lavoro, le incomprensioni, le cose che girano in un verso decosisamente sbagliato. E il fatto che io cominci a buttar fuori quello che non va è buon, anzi ottimo, segno. Perchè prendere fiducia ed essere consapevole delle mie capacità e del mio valore non solo come persona che lavora ma soprattutto come persona e punto, cosa che pian piano sto imparando, significa anche pretendere il rispetto al quale si ha diritto. Questo me lo sta insegnando il poco di esperienza che sto mettendomi sulle spalle, ma anche i consigli di chi quell’esperienza ce l’ha molto più lunga e meno piana della mia: chi da prima di me è stato un dipendente, ha dovuto e deve abbozzare, farsi il culo e accontentarsi di una qualifica che non risponde affatto a quella che meriterebbe ed uno stipendio che, neanche a dirlo, fa pietà.

Ma il rispetto è qualcosa che ve ben oltre le qualifiche, i gradi e la subordinazione. Il rispetto per le persone è un’altra cosa. Io questo insegnamento l’ho respirato in casa fin da piccola: ogni lavoro è dignitoso, ogni lavoro va rispettato.

Da quando ho cominciato a lavorare anch’io e quel mondo che vedevo e sentivo solo raccontare è diventato anche il mio, con le ansie, le preoccupazioni, la voglia di far bene, l’impegno, il poco tempo per me, qualche rinuncia, la fatica e anche un po’ l’amarezza di pensarsi in un modo e vedersi in un altro. Ma è così un po’ per tutti. E allora il rispetto diventa un concetto relativo, nel senso che sei tu per primo a non riceverlo in regalo, ma a dovertelo guadagnare, anche quello, oltre ad un contratto di lavoro ed un minimo di stipendio.

E a questo punto le cose sono due: o sei molto pieno di te e talmente consapevole di ciò che vali, da fregartene altamente di non essere rispettato; o sei uno che può anche passare sopra a mancate gratificazioni di varia natura, ma che pretende di essere rispettato. Chi mi conosce bene, sa che appartengo in tutto e per tutto al tipo B.

La mia dignità è la prima cosa importante che possiedo. E prima di tutto la faccio osservare a me stessa. La cosa più importante per me è sapere di poter camminare a testa alta, di essere corretta e onesta con gli altri, di non mentire mai neanche a me stessa. Anche se è la strada più difficile e faticosa, perchè le scorciatoie sono tante e soprattutto molto battute, io ho scelto questa perchè è la sola che può farmi star bene, che mi rende solida, che mi aiuterà a non abbattermi mai. Perchè alla fine questa scelta è ripagata ogni giorno, nell’affetto che ho dagli altri, nei rapporti davvero sinceri ed indistruttibili che ho creato attorno a me, nella soddisfazione con la quale mi guardo dentro trovando positività. E allora arriva anche  il momento in cui è necessario far rispettare questa dignità a chi è convinto di poterla calpestare. Dire no e con fermezza. Perchè una volta permesso di superare quel limite è naturale che si instaurino dinamiche che non solo non mi piacciono, ma che proprio rifiuto e voglio tenere, per quanto possibile, lontane da me.

E divento una leonessa che difende e protegge i suoi cuccioli dal pericolo, fiera e coraggiosa, ferma sulle zampe e fissa con lo sguardo. Feroce e pericolosa. Di qua non si passa, sennò ME TE MAGNO!

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Sniff, sniff …

Ne parlavo con la mia amica Dani l’altra sera, mezze divorate dalle zanzare ma in una bella serata di chiacchiere tra noi dopo un bel po’ di tempo, che la negatività sa essere un bel po’ contagiosa. Che lei me lo dice da sempre ed è più capace di me ad avvertire quando qualcosa non va nelle persone. Io ci metto sempre un po’ più di tempo, ma vado migliorando. E sono sempre un po’ più strega… Si parlava e si rideva e lei osservava con acume che sarebbe bene diffidare, per esempio, da chi si tiene molto lontano dagli animali o ne è particolarmente infastidito. Vero. Gli animali sentono di più e più velocemente. E’ come se annusassero anche la tua anima e valutassero con una sniffatina alla tua pelle se sei un figlio di mignotta, uno del quale diffidare, o se invece sei a posto. E ci penso … non guasterebbe mica essere più selvatici per affinare un po’ questa capacità di sentire le persone, mica di ascoltarle, prima di tutto proprio di sentirle. Perchè tanti con le parole possono intortarti, mentirti, prendersi gioco di te, ma se ci fai caso ci sono mille segnali che il corpo invia e può più di mille parole. Basta saperli avvertire, farci caso.  Quei segnali raramente mentono.

Così, per gioco e soprattutto perchè la libreria è mezza vuota come al solito, faccio un gioco: un elenco mentale di persone e comportamenti e prendo appunti virtuali. mmmmm …. mmmm …. appperò, quante cose si scoprono!

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