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Archive for novembre 2010

Confortante e rincuorante leggere nei commenti al precedente post osservazioni e punti di vista su “Vieni via con me”, bello che ci sia una reazione, che si muovano idee, domande e pensieri diversi. Perchè vi assicuro che in questi giorni ho provato molta amarezza e delusione nel constatare che molte persone intorno a me non abbiano alcuna opinione in merito. Così, mentre lui ed io nella microcasa commentavamo e ci entusiasmavamo ascoltando finalmente parole tanto attese dette chiaramente e senza mille giri e giretti, molti intorno a noi non erano minimamente interessati alla cosa. Ho ascoltato, la mattina dopo la prima puntata del programma, alcune persone dirmi che non se ne può più di vedere programmi che parlano di cose tristi che portano alla depressione. E certo. Meglio il Grande Fratello, meglio i plastici di Bruno Vespa, meglio il mitico TG1, programmi edificanti che dandoci in pasto tette plasticose e culi sodi, ospiti illustri quali Parietti e Palombelli, informazione nauseante, ci tirano un bel po’ su il morale e l’autostima. Il fatto tragico e desolante è che a dirmi questo è gente mediamente istruita, è gente che proviene da famiglie che hanno messo a disposizione tutti gli strumenti per conoscere e vivere a contatto con la realtà, è gente che ha goduto ed ancora gode di questo grande beneficio. Ma è gente che, nonostante ciò seglie deliberatamente di non farne uso alcuno. E’ gente che non legge e che non ascolta, che non ha la minima aspirazione a migliorarsi e migliorare le cose, è gente che se ne sta rinchiusa dentro se stessa e anche lì dentro vive da miserabile.

Sono molto incazzata e non mi spiego come faccio a provare ancora tanta delusione e feroce desiderio di urlare in faccia a queste persone, anzi si me lo spiego ammettendo la mia incondizionata e del tutto immotivata fiducia nell’essere umano.

Alloa penso agli studenti, la parte che in ogni paese dovrebbe essere quella più vitale e pronta, più combattiva e preparata, in queste ore sta manifestando. In un modo diverso dal solito. Ed il mio pensiero va a loro, che per fortuna ricordano ancora di essere vivi. Il mio pensiero va alla parte bella di questo paese, quella che combatte e che non si dà pace, che non ci dorme e che si incazza, che ha voglia di discutere e di risvegliare quegli imbecilli che ancora si permettono il lusso di non voler ascoltare, di non voler sapere, di sbattersene di tutto, di dire (per citare le toccanti  parole di Eduardo De Filippo ricordate lunedì sera proprio dal bel programma di Saviano): “E’ cosa da niente”.

Io sono felice della boccata d’aria che tutti dobbiamo a queste quattro puntate. Perchè credo sia di fondamentale importanza che queste parole siano state democraticamente messe alla portata di tutti, che siano state poste all’interno della tv che splende mostruosamente in tutte le case, che ci sia finita sopra per caso, anche solo per un attimo, quella gente che rifiuta le pagine di un libro, di un giornale, quella gente che non parla che di se stessa, che lo fa con boria, che preferisce astenersi completamente dall’esercizio di un pensiero qualunque. Sono grata perchè anche quell’attimo può essere stato una scintilla, una piccola spinta a porsi una domanda sulle mafie, sulla politica, sul coma vegetativo, sulla violenza usata alle donne, sui diritti dell’essere umano, sul significato della parola rispetto, sul concetto di cultura, sulla situazione in cui le carceri versano nel nostro paese, su almeno una di tutte queste immense cose.

 

 

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Caricata A Pallettoni

Oggi ho lavorato a tremila all’ora ed ho macinato assai. Sta a vedere che questo lavoro comincia ad appassionarmi e che comincio a farlo anche bene… E poi non ho avuto neanche il tempo di pensare ad altro, cosa che a volte sa rivelarsi positiva. Insomma, la settimana è cominciata meglio di quanto sperassi. Stasera seconda puntata di Saviano: aspetto i vostri commenti domani… E ora filo a casa!

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Quello che scrivo nel blog è la maggior parte delle volte un incoraggiamento a me stessa. Oggi posso dire: propositi falliti. Continuo a faticare molto nel mettere da parte la mia emotività, o meglio a dosarla, usandola almeno un po’ a mio favore. Risultato: spesso, come oggi, mi sento ferita e non capita. Parto sempre con estremo entusiasmo e il desiderio è quello di coinvolgere in esso le persone che amo. Ultimamente non mi riesce tanto facilmente e la cosa mi pesa abbastanza. La domenica mi ha sempre un po’ immalinconita…

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Cari tutti, le cose procedono. Il morale è un po’ più alto, l’energia riacciuffata per i capelli, soprattutto cerco di fare una cosa alla volta, di pensare pezzetto per pezzetto. Soprattutto sulla questione casa. Si, perchè la microcasa è diventata esageratamente micro e ciò ha generato una voragine di pensieri, proposte, discussioni ed accapigliamenti, poi di nuovo riflessioni e punti della situazione, improbabili perlustrazioni in improbabili quartieri da cui sono fuggita a gambe levate, e ancor più improbabili in luoghi carucci ma carucci nelle varie accezioni del termine, anzi direi proibitivi. Ciò ha provocato in me un bel po’ di scoramento, e anche un bel po’ di incomprensioni. Solo dopo giorni di dubbi e preoccupazione forse vedo luce, nel senso che riesco a pensare un po’ più  lucidamente a soluzioni più logiche. Allora posso dire che sto meglio e riesco a vedere tutti i segni positivi che ho a disposizione e ad accantonare per un attimo quelli negativi o quanto meno poco convincenti. Io sono il mister che mette in campo i giocatori, questo lo metto qui, quello lì che mi blocca quell’altro, mentre quell’altro ancora lo piazzo avanti pronto a scattare. Ecco, io adesso non sono più solo Fabio Capello, ma anche un po’ Carletto Mazzone, nel senso che devo si organizzare, ma farmi pure una risata e tirar giù qualche “ma che cazzo me frega!”. Eh si, perchè è così che devo fare le cose: con un po’ di sana ed incosciente leggerezza.

 

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