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Archive for settembre 2010

Il pensiero felice di questo venerdì è l’autunno che si è posato su Roma, con la voglia di un thè caldo e una tuta comoda alla fine di una settimana vissuta caoticamente e faticosamente. Assaporo già il piacere che questo fine settimana mi assicurerà: poltrire e terminare un bel libro iniziato in autobus che non è il luogo migliore per concentrasi sulle parole ed assaporarle.

Sebbene manchino ancora poche pagine ed un libro si possa giudicare  adeguatamente solo una volta finito, sento lo stesso il desiderio di consigliarvi questa piacevole lettura, La libreria del buon romanzo di Laurence Cossé, edito da E/O, che tra l’altro è una delle mie case editrice favorite. Questo romanzo non ve lo racconto – vi rovinerei la sorpresa – , mi limito a dire che certamente esso ha pericolosamente nutrito il mio senso di frustrazione. Perchè sperimento quotidianamente la differenza abissale che esiste tra un buon romanzo ed un romanzo che “si vende”, tra la passione per la lettura e l’abominio del profitto. Questo libro dà voce al segreto desiderio di milioni di librai ed editori, questo libro esalta gli autori incompresi, questo libro celebra l’amore per la buona letteratura. Questo libro, in sintesi, fa venire rabbia. Ma al tempo spesso lascia un desiderio grande, grandissimo, svolazzare leggero sui tetti di Parigi.

E chissà , magari un giorno, in un tempo e in un modo più poetico, ci incontreremo al Buon Romanzo, questa è la speranza.

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La latitanza non è dovuta alla vacanza. E la rima non è voluta.

La latitanza si spiega con un po’ di settimane lavorative in decisa salita, come credo sia settembre per tutti… Ma che piacere trovare i vostri commenti e che voglia di scribacchiare ancora qualche stupidaggine ed incontrarci per l’ennesima bella chiacchiera!

Di bello nelle ultime settimane c’è la ricerca di una casa più grande della micro, buone letture nei ritagli di tempo, qualche passeggiata in bici dopo le giornate schife di lavoro, e la scoperta che essere antipatici a volte sa rivelarsi parecchio liberatorio. Ultimamente mi scopro più asociale del solito e se ho voglia di tacere lo faccio, con naturalezza e senza sensi di colpa. Prima mica ci riuscivo. Ora si e la prendo come una personale grande conquista. Forse ciò mi condurrà presto ad essere circondata solo da gatti (per ora non ne ho neanche uno) e sguardi obliqui (di questi ne colleziono già molteplici), ma è un problema che mi porrò più in là…

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