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Archive for giugno 2010

Io So De Coccio…

L’officina del guerriero è in pieno fermento. Respira a fondo lui, due fessure al posto degli occhi e il cappello calato sulla fronte. Sento stridere il ferro e annuso il metallo che fonde. E per la prima volta vedo il bianco dei suoi denti affilare un sorriso. Ho capito. Ci è arrivato.

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Sono entrata nel negozio solo perchè dovevo fare un regalo a due fanciulline, quindi mi sarei dovuta limitare ad esaminare solo miniscarpette e minicappellini. E invece eccoli là, occhieggiare luccicanti e colorati laggiù. Non ho resistito, anche se non ne avevo bisogno, anche se so che l’effetto della ciccetta invernale non ancora un po’ abbronzata illuminata dalle impietose luci al neon non era esattamente ciò di cui aveva bisogno la mia traballante autostima degli ultimi tempi. Invece ho afferrato quel bikini bellissimo e ho tirato la tendina del camerino.

E vi assicuro che, oltreppassata quella tenda, si schiude un mondo solo se si ha l’accortezza di tendere l’orecchio. Allora le ascolti, tapine, fare un triste bilancio di un inverno piovoso trascorso a lavorare sedute ad una scrivania e a sfogarsi nei fine settimana non in palestra o in piscina, ma su nutella e patatine fritte; maledire e promettere; sospirare che cazzo questa 44 è minuscola devono essersi sbagliati; temere il sole che avanza come vampire inferocite.

Se non siete donne o lo siete ma con un fisicaccio da strafiche, non siete soliti dar peso alcuno ai mille spot pubblicitari che bombardano da almeno tre mesi con le seguenti ed urticanti espressioni: “prova costume”, “grasso in eccesso”, “buccia d’arancia”, “cuscinetti di grasso”, associati ad immagini di culi sodi e scolpiti ai quali manca solo il dono dell’eloquenza, splendide diciottenni distese al sole che, pur non avendone alcun bisogno, spalmano abbondantemente su pancia e fianchi l’ultimo miracoloso e costosissimo ritrovato che durante la notte promette di divorare l’odioso grasso che affligge le donzelle del mondo intero.

Se non siete donne o  lo siete ma con un fisico da  strafiche, non potete comprendere. Ma nei camerini attorno a me i sospiri e l’affanno di entrare ad ogni costo in una 44 erano quelli di donne normali ed imperfette, che forse vivrebbero con maggiore leggerezza il fatto di non entrare in quella taglia o di non potersi permettere di indossare quello che amerebbero, se non vivessero in una società che ha di loro un giudizio tanto becero e superficiale.

Ho provato il mio costume e non l’ho comprato perchè un po’ mi era passata la voglia ascoltando la mia vicina di camerino sospirare alla madre in attesa al di là della tenda: “Ora non mi entra, ma si sa il sole asciuga…” (il sole asciuga i panni, il culo ahimè no, cara mia…); mi era passata perchè, nonostante il dono di possedere, oltre alla ciccetta,  autoironia in abbondanza, lo specchio sa spesso mettermi in diffoltà come quando avevo quattordici anni. Uscendo dal camerino, ho dato un volto a quelle voci e mi è venuto da sorridere quando due signore a braccetto mi sono passate accanto ridendo; una diceva all’amica: “Ma te pare che c’ho quasi  sessant’anni me devo ancora preoccupa’ de la pancetta?! Ma certo che so’ stupida, eh?!”

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