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Archive for aprile 2010

Finalmente il sole. Lo aspettavo e sono contenta, anzi proprio felice. Perchè con il sole riesco a svegliarmi e stiracchiarmi beta come un gatto ciccione in cima ad un muretto, perchè l’aria tiepida del mattino mi ha tolto la giacca ed infilato al suo posto la voglia di fare mille progetti. Che con la luce si può.

Allora si progetta un bel viaggetto, ma prima ancora dei bei fine settimana all’aria aperta, mentre c’è chi accanto a me si è appassionato al giardinaggio e pianta con passione insalata, pomodori e peperoncini nel nostro giardino urbano. All’adorato giardiniere armato di amorevole pazienza, chinato tra vermicelli, semi e terriccio, ma anche a voi che leggete questo bloggerino, lancio allora un’idea che circola saggiamente già da un bel po’ di anni: quella del guerrilla gardening (http://www.guerrillagardening.it/), il movimento che ha  l’obiettivo di “resuscitare” pezzi di terra abbandonati delle città (aiuole, spartitraffico, cortili, giardini abbandonati), per far crescere piante e fiori. Una forma di attivismo che rappresenta un modo di opporsi al degrado della città, agendo attivamente contro l’incuria delle aree verdi. Gli eco – guerilleri compiono le loro azioni durante la notte per seminare e prendersi cura delle loro nuove e verdi creature. L’aspetto più entusiasmante di tutto ciò è che queste “azioni” non si limitano a far fiorire gli angoli di terreno incolti nella città, ma hanno come principale obiettivo quello di diffondere un messaggio davvero positivo e prezioso: la valorizzazione del proprio quartiere e la riscoperta del potenziale degli spazi urbani grigi e senza vita.

Che ne dite, non dovremmo armarci di fantasia e rastrelli anche noi?

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Chiamatela latitanza. Perchè questo è stata. Ma la tastiera è tornata finalmente a ticchettare sotto le mie dita. C’è stato il lavoro, con i suoi momenti di sconforto e violenta, positiva ripresa; i pensieri, sparsi e confusi come al solito; le giornate tese come corde pronte a spezzarsi finite in un sonno profondo di stanchezza; le parole usate come al solito troppo rosse e spesse, eccessive. Sono stati giorni come una corsa bendata e cieca, senza direzione e scopo, una corsa esasperata e potente, carica di troppe e neanche troppo sagge aspettative. Un carico di lavatrice fatto in fretta e per dispetto, gettando e mischiando nel turbine del cestello mica solo i bianchi, i neri e i colorati, tutto quello che capitasse a tiro.

Il mio venerdì ora ci pensa e trova un pensiero positivo e leggero da indossare…mmm….

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Se ieri sera avete seguito la puntata di AnnoZero forse avrete fatto i miei stessi pensieri, perchè assistere al raccapricciante spettacolo di Tremonti che balbetta cose senza senso di fronte agli operai che chiedono risposte rinchiusi all’Asinara fa pensare. Fa pensare anche sentir parlare le famiglie dei piccoli imprenditori che si sono tolti la vita perchè non vedevano più via d’uscita, fa pensare la disperazione che si legge negli occhi di quegli operai rimasti senza lavoro. Fa pensare sentire il Ministro dell’Economia dire “Io non lo sapevo, mica posso sapere tutto, vedremo di informare il governo…”. Fa pensare il fatto di ascoltare un operaio spiegare, finalmente con chiarezza e parole che tutti possano comprendere, cosa cazzo è questa crisi, chi non ha interesse a risolverla, perchè stiamo svendendo la parte buona del paese, in cosa consista un serio piano industriale. Parole che i politici si rifiutan0 di pronunciare, concetti che al telegiornale non si ascolteranno mai, verità che continueranno ad essere sepolte da promesse traballanti e bugie sfacciate.

E si sente il mare urlare intorno al carcere dell’Asinara, il ventro strillare come un pazzo imprigionato dentro ai muri spessi. E continuano ad arrivare gommoni con altri operai che si uniscono alla protesta. Questo si che mi fa pensare.

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Autodafè

L’ipocrisia non solo la detesto, soprattutto mi annoia a morte tanto è diffusa. Mi annoia la finta gentilezza, la presenza di maniera. Mi stanca. E allora. Allora l’officina del guerriero forgia mantelli invisibili ed elmetti appuntiti ed io respiro a fondo e svuoto la testa dai pensieri che mi rallentano. Libero la strada da ciò che ostacola il cammino e poco mi interessa se questo può apparire brutale, insensibile, cinico.

La strada è piana adesso, lo spazio svuotato, il colore più netto e allora riesco a sentire molto meglio. Tornano i sogni e le percezioni da tempo offuscate, la consapevolezza che troppe persone intorno non le desidero, e il loro rumore nemmeno riesco più a tollerarlo. Ho scelto solo quelli che sanno lasciarmi libera di essere me, quelli per i quali il mio tempo non è energia sbriciolata e soffiata via, ma costantemente alimentata e potenziata. Energia che circola pienamente e si modifica di continuo pur restando intatta, che non ristagna facendomi sentire opaca e stanca, spezzata, eternamente distribuita. Ho scelto la vitalità di quelli che sanno spartirla e condividerla, una vitalità che sa diventare anche la mia, che è lontana dal giudizio e dall’invidia, dal possesso e dal passato, dalla pochezza di sentimenti tanto distanti dai miei che non so più neanche riconoscerli.

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Da domenica sera ho una brutta influenza, che è diventata bruttissima da martedì sera, quando i risultati elettorali erano ormai cosa sicura, sventura sicura, delineata, una sassata presa in piena faccia (l’esempio è del tutto casuale, come il riferimento a “persone” e cose, eh!). Sta male il mio stomaco, ma penso che dipenda solo in parte dalla flu e un po’ di più da queste altre amare cose. Boccone per boccone, insieme al fantastico riso in bianco, devo inghiottire faticosamente la presa di coscienza che la maggior parte degli italiani è irrimediabilmente testa di cazzo. E allora, abbandonate le speranze malriposte negli ultimi giorni, non mi resta che guarire al più presto e trovare un modo costruttivo e pacifico per sfogarmi.

Ah, dimenticavo, italiani: andate affanculo e non azzardatevi a tornare!

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