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Archive for febbraio 2010

Il TG1 Con Me Ha Chiuso

Proprio ieri scrivevo un post ottimista e parlavo dell’importanza di generare e coltivare bellezza. Poi, ieri sera, l’intervento del direttore del Tg1, Augusto Minzolini, sull’inchiesta che ha coinvolto Bertolaso, mi ha fatta regredire ad uno stato bestiale. In me non c’era più spazio per la bellezza, ma solo per una profonda indignazione. Uno spot elettorale bello e buono, un telegiornale utilizzato spudoratamente dal suo direttore come strumento di partito.

Mi limito a dire che non guarderò mai più questo telegiornale e spero che tale scelta sia abbracciata da  molti, anche perchè quello del boicottaggio mi sembra uno strumento efficace di protesta, un modo civile e forte di esprimere e far pesare la propria opinione.

Per riprendermi dall’ultima bravata di Minzolini mi ci vorrebbe un intero fine settimana in beauty farm…

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Il Diritto Alla Bellezza

Sopravvivere ad instancabili giorni di pioggia non è assolutamente facile. E a Bertolaso e ai manifesti della Polverini (o meglio daa PoRverini) che tappezzano in modo lugubre la mia città e a L’Avvenire che tuona contro l’ottava testa dell’Idra dell’eresia Emma Bonino, neanche. E poi ci sono parecchie altre cose. Insomma, questa settimana è a dir poco faticosa e amara da inghiottire. E per questo io mi sono messa in un angoletto a pensare. Come si può fare. Cosa si può fare. Per non cedere alla tristezza infinita del mio tempo. E la risposta che mi sono data è banale, anzi banalissima: cercare e coltivare il più possibile la bellezza. Bellezza che è in ogni cosa ci faccia star bene, bellezza che è nella natura e nella musica, nelle pagine scritte, in ogni forma d’arte e di pensiero, bellezza che è anche nell’immaginazione e nella creatività. Bellezza che è anche dentro se stessi, se si cerca per bene.

Ho pensato anche a dove cercarla questa bellezza, al luogo in cui andare a recuperare un po’ di cose scivolate nell’amaro. Che a rifletterci, quello speso per noi stessi in modo positivo, è sempre il tempo sbriciolato, ritagliato, ripiegato a fatica tra mille cose e pensieri che riguardano tutto ciò che non è il centro.  Che non siamo noi. E secondo me non è vero che in questo modo impariamo ad apprezzare davvero quel tempo minuscolo per noi, no, secondo me impariamo solo a farcelo bastare. Ma spesso non ci nutre nemmeno. Prova a passarci tu attraverso strati di difese e disattenzioni, il tempo piccolo mica ce la fa sempre. E allora, dato che quel tempo dilatarsi non può, la cosa possibile è unire il nostro a quello di chi abbiamo vicino, le nostre energie alle sue, e così gli sforzi, i tentativi, la speranze anche. Condividere, anche quando è faticoso e difficile, appoggiarsi gli uni sugli altri, anche quando lo stupido orgoglio ci invita a contare solo su noi stessi. Evolvere a tal punto da riuscire a godere e gioire anche della felicità altrui.

Io questo intorno a me fatico a vederlo e credo sia un’enorme occasione mancata. Ma confido che non sia persa, che si possa in qualche modo recuperare.

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Fuorimoda

In questi giorni ho poco tempo per scrivere e devo dire che mi manca. Nuovo proposito: ritagliarmi una manciata di minuti al giorno per ricominciare a farlo riuscendo ad assaporare i miei pensieri, lasciandoli sedimentare. Perchè sono giorni troppo veloci per una persona lenta come me, giorni intensi e pieni zeppi di foglietti con su scritto “ricorda!”, e io so già che tutto non me lo ricorderò. Penso che la lentezza dovrebbe essere considerata un diritto, almeno per gli ansiosi come me che se la impongono come sana regola di condotta per vivere un po’ meglio. Ma pare sia anche un’abitudine fuori moda, un po’ come il garbo, la gentilezza e parecchie altre cose che apprezzo.

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La Neve!

La neve su Roma è una sensazione sorprendente. Un cappuccio che si posa sul tempo e tutto sembra riavvolgersi e restare sospeso. E mi vengono in mente immagini finora sbiadite e mi viene da sorridere anche. Perchè nella neve io ci vedo ancora una sorpresa capace di mozzare il fiato, ci vedo me bambina, ci vedo la spensieratezza. E il pratone che c’era di fronte a casa mia al posto del palazzone che c’è ora, e gli amici della via con i guanti a manopola e i sacchi dell’immondizia nei quali infilarsi come in un sacco a pelo per scivolare, e la mia nonna che ancora potevo abbracciare. I miei cinque anni e mezzo e la mia varicella. La neve raccolta nel bicchiere e impressa in una foto. La carta da parati azzurra con le margheritine bianche, il divano verde, che sono spariti entrambi dalla casa dove sono nata. La felicità pazza di un momento, che quella no, non è scomparsa, e per fortuna mi porto ancora incollata addosso.

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E mentre la Gelmini finisce di fare a pezzi la scuola italiana, e mentre nel paese si torna a passi rapidi all’immunità parlamentare, nonostante tutto ciò, io esco da una settimana intensa e stancante ma davvero soddisfacente. E qualche aggiornamento ci vuole. Lunedì scorso sono finalmente giunte le news lavorative che aspettavo da un bel po’ di mesi, e quindi  il lavoro è cambiato ed è tutto nuovo. Sono piena di ideee e di entusiasmo, ma soprattutto di speranze che hanno diversi colori. Ed è un po’ come il primo giorno di scuola, quando devi essere diligente e acuta agli occhi della prof, simpatica ai compagni degli ultimi banchi e gentilmente diffidente con i secchioni dei primi. L’inserimento in un posto nuovo è sempre un gran casino, è come camminare sulle uova, ma è anche l’inizio di qualcosa che si apre di fronte a te carico di possibilità ed opportunità infinite. Una delle cose belle della vita, insomma.

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E, in sottofondo, APPLAUSI.

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