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Archive for ottobre 2009

Do-Lo-Re

Immaginate che un cane vi prenda la testa in bocca e che la stringa sempre più forte tra i denti aguzzi, senza mollare la presa che per brevi istanti in cui riescono a venirti in mente soltanto bestemmioni impronunciabili; che il dolore avvertito diventi solido e si pianti tra i denti (tuoi questa volta) per trasformarsi, infine, in una lama sottile e fredda di spada che ti trafigga il corpo tutto fino alle piante dei piedi.

Queste sono le schicchere di emicrania che oggi mi stanno affliggendo e che nell’ultimo periodo stanno diventando a me preoccupantemente fedeli. Miseriaccia schifosa e ladra, mi permetto di aggiungere.

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Tutto Si Aggiusta

Questo è un post per le persone che ho nel cuore, per due persone in particolare che lo sanno bene. Che quando si sommano la stanchezza, il nervosismo, il lavoro e tanti altri problems è difficile e si sbotta, ci si abbatte o ci si chiude. Ma noi abbiamo una grandissima fortuna, io ho voi e voi avete me. Sempre. E questo mica cambia. E allora poi tutto il resto si aggiusta.

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Come molti di voi è da adolescente che ho scoperto che la lettura poteva essere sinonimo di piacere e divertimento, invece che di noia come avevo creduto fino ad allora. Tra i romanzi che ricordo mi piacquero molto e dei quali ho ancora un ricordo associato ad un profumo e ad una luce particolare che ne accompagnarono la lettura, c’è “Il giovane Holden” di Salinger. Ora, questo ricordo è emerso grazie ad un articolo letto stamattina sul sito di Repubblica, che in sostanza riporta un’intervista fatta al signor Moccia (quello dei lucchetti, per intenderci), che per pubblicizzare il suo nuovo colossal “Amore 14” in uscita al cinema, sostiene di aver scelto di raccontare la storia di una ragazzina semplice “memore del Giovane Holden e della bravura di Salinger”.

Allora, lungi da me essere snob, anche perchè ammetto di aver letto per curiosità il tanto osannato e criticato “Tre metri sopra il cielo”, se non altro perchè prima di giudicare occorre conoscere. Di Moccia ho letto questo solo libro e qualche articolo qua e là e l’ho visto più volte intervenire in dibattiti televisivi che trattavano temi che avessero a che fare con i giovani. Da questa mia osservazione è emerso il mio giudizio: Moccia è uno scrittore ed un oratore davvero mediocre, che mastica (anche piuttosto male, per la verità) un linguaggio televisivo ed ha una mentalità commerciale capace di far straordinariamente presa sui ragazzini e anche sugli ormai non più ragazzini ini ini (vedi la storia dei lucchetti che ha deturpato il bel Ponte Milvio). Una mentalità azzeccatissima fatta di astute trovate pubblicitarie, di frasi diventate un culto tipo “io e te tre metri sopra il cielo”, di trasposizioni cinematografiche che sbancano i botteghini grazie alla scelta dei due bellocci di turno Scamarcio e Chiatti che si giurano amore eterno sempre sul povero Ponte Milvio accompagnati dalle note di un altro che rende oro tutto ciò che tocca e che si chiama Tiziano Ferro. Un mix vincente, perchè i ragazzi vogliono questo, ai ragazzi piace questo, i ragazzi guardano e ascoltano questo.

Tutto bene. O forse anche no, perchè potrebbe andare decisamente meglio. Ma citare addirittura Salinger mi pare un po’ troppo, eh Moccia! Cioè, io non mi permetto di criticarti se sei riuscito a fare i soldi scrivendo vere boiate (per questo eventualmente mi stai un po’ sulle balle), ma da qui a credersi uno scrittore ce ne passa! Credo, infatti, che i tuoi personaggi non possano essere minimamente paragonati all’Holden Caufield che mi appassionò, che riuscì a farmi immaginare un’epoca della quale ancora non sapevo quasi nulla e posti che non conoscevo; che seppe ritrarre per me ciò che stavo vivendo in quel momento: un’età complicata e aspra e dolce e irripetibile della mia vita.

Sinceramente non penso, mio caro e paffuto Moccia, che tu possa tutto questo, anche se in Italia la maggior parte dei ragazzini conosce a memoria tutti i tuoi libri, mentre di Salinger non ha mai sentito parlare. I tuoi libri, se pure intitolati “Tre metri sopra il cielo”, non fanno volare. Un ragazzino che ti legge, o meglio che legge se stesso attraverso di te, non impara ad immaginare e sogna davvero poco, non annusa qualcosa di sconosciuto, semplicemente rivede passargli sotto il naso, come una fotocopia, il suo mondo, le sue ore, i suoi luoghi. Quindi non si sforza di pensarsi diversamente, neanche di sognarsi diverso o in un altro posto; ma la cosa peggiore è che questo ragazzino si legga raccontato con il suo stesso povero linguaggio, con i due vocaboli che conosce già e che gli bastano, che non ne veda sperimentato uno differente e più ricco di sfumature dal quale possa attingere o anche, più semplicemente, imparare a non disprezzare qualcosa che gli è ancora estraneo.

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A Piedi Nudi Nel Parco

“A piedi nudi nel parco” è uno dei miei film preferiti, perchè mi piacciono le vecchie commedie americane, perchè trovo che Jane Fonda e Robert Redford da giovani fossero micidialmente belli e anche bravi, perchè il film è divertente e tenero, perchè è una bella storia con un finale felice. Per chi non l’avesse visto, questo film racconta la storia di una giovane coppia di neosposi, Paul e Corie, che dopo aver trascorso sei giorni di infuocata luna di miele chiusi in una stanza dell’hotel Plaza, si trasferiscono nella loro prima casa, un piccolo e spoglio appartamento al quinto piano di un vecchio palazzo senza ascensore del Greenwich Village. La scomoda sistemazione e l’inizio della convivenza mettono a dura prova la loro vita matrimoniale, facendo emergere le loro differenze caratteriali: Paul è serio, posato e prudente, Corie è vitale, appassionata, romantica; tanto l’uno è pacato e razionale, quanto l’altra è imprevedibile e spudorata.

No, non continuo, perchè se poi decideste di vederlo, vi rovinerei la sorpresa. Comunque io nel personaggio di Corie mi ci sono sempre identificata moltissimo, ancora di più da quando mi sono innamorata di Paul e con lui divido uno spazio piccolissimo e sperimento quella cosa complicatissima che si chiama convivenza (ma non nel Greenwich Village, però, eh!). Allora c’è che siamo al punto in cui con il mio vestito rosa confetto scalo le grondaie cantando alticcia e lui mi guarda scettico attraverso il lucernaio.

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Ceppaloni Mon Amour

Allora, ieri i carabinieri sono tornati a bussare a casa Mastella. La storia si ripete. Leggete la lettera con la quale la povera e tapina Sandra Lonardo Mastella esprime i suoi addolorati e sconvolti sentimenti agli abitanti di Ceppaloni (che solo in un posto chiamato così potevano abitare i Mastella): delle righe strappacuore e stracciavesti, da tragedia greca.

http://napoli.repubblica.it/dettaglio/io-persona-per-bene-sandra-leonardo-si-difende/1755318

Solo che a me la Signora non fa per niente pena e neanche il suo degno consorte. Vero è che tutti sono innocenti fino al momento di una dimostrazione di colpevolezza. Vero è anche che la gente perbene non ha niente da temere e da nascondere. Ma devo ammettere che non associo, nè ho mai associato, queste due faccione sorridenti e rubiconde all’aggettivo “perbene”. No, no, proprio per niente.

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Cambio di stagione. Ovvero una grandissima rottura di palle. Tira giù, tira su, svuota scatole, sostituisci stampelle piegate o mozze, esamina capo per capo quello che non indossi più, che potresti mettere ancora, che quest’anno magari no ma il prossimo forse, che potresti regalare, portare in parrocchia, no ai preti no, allora alle associazioni laiche che è meglio, insomma da qualche parte ficchiamolo basta liberarcene perchè l’armadio scoppia di cose inutili… Insomma, momenti di follia. E se ci metti che da circa un anno lui ed io ci diamo le gomitate in 24mq, la questione dello spazio diventa fondamentale. Che per accaparrarti un solo cassetto saresti disposto a pagare e a lavare i piatti per dieci sere di fila. Impari per necessità a selezionare e liberarti del superfluo. E sperienza educativa ma anche rischiosa, questa, perchè il cambio di stagione comincia con svogliatezza e minchioneria ma può finire per prenderti la mano. Le gioie del rinnovamento, degli spazi che pian piano si materializzano nei cassetti, di piccoli tesori dimenticati che riemergono dopo mesi e anche anni di oblio, possono anche condurre allo sconvolgimento totale che sfocia in un pericolo colpo di testa: ADESSO BUTTO TUTTO! E diventi una sorta di invasato, ti libereresti non solo della tua, ma anche della roba altrui. Insomma, vai fermato, se necessario con le maniere forti.

Ma pensavo ieri sera, mentre imbustavo ed inscatolavo maglioni infeltriti e calzini spiati, che il cambio di stagione andrebbe fatto un po’ per tutto. Si, insomma, nel mio personale delirio ho creato uno scatolone immateriale nel quale riporre un po’ di cose che ormai mi pungono come quel maglione con il collo alto e mi stanno ormai strette come quel paio di pantaloni abbandonati nell’angolo e pronti ad essere vissuti da un’altra che non sono più io.

Ho fatto un bel mucchietto:

Le mie iraconde discussioni accompagnate dal lancio di oggetti, specialità olimpica che desidero abbandonare prima che la mia mira migliori (grazie a questa odiosa pratica negli ultimi mesi ho ucciso un mollettone per capelli nuovissimo del quale trovo ancora micropezzettini fucsia negli angoli, ferito un telecomando, sfregiato un pezzettino di muro, generato una miriade di rughette di incazzatura sulla mia fronte).

La fame, non quella vera ma quella golosa che  ultimamente mi attanaglia ad ogni ora. Ragazzi, bisogna buttar giù qualche chilo, che ultimamente ho si un viso disteso da favola, ma anche ahimè due sederi. Quindi, insieme alla fame direi di riporre anche la mia innata pigrizia

L’autocensura, della quale ho capito di poter fare tranquillamente a meno, soprattutto da quando ho scoperto il fantastico mondo del blog. Da quando l’ho inaugurato mi sono inimicata più di una persona di mia conoscenza: c’è gente che si è riconosciuta in quello che raccontavo, tante volte quest’impressione era solo frutto di una gran coda di paglia, altre invece era vera e scritta appositamente per colpire il bersaglio (se non ho, per fortuna, grande mira nel lanciare le cose, o meglio se non desidero affatto averla in quel caso, quando scrivo credo di possedere il dono della chiarezza e la capicità di ficcare le dita negli occhi esattamente a chi intendo colpire).

La gente che frequento e che: non mi guarda negli occhi, non mi parla chiaro, non mi offre mai niente neanche un caffè, non usa mai la sua auto pur avendola e mi scrocca sempre il passaggio, non ride che di rado, si lamenta e basta, non si fa mai sentire, non sa essere neanche un po’ gentile.

… prima di sigillare lo scatolone con robusto nastro isolante, volete buttarci dentro qualcosa anche voi? !

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Il Dilemma Di Tremonti

Insomma, tutto il polverone scatenato dalle ultime dichiarazioni di Tremonti lo trovo assurdo: se il povero Giulio è un po’ confuso tra mobilità e posto fisso mica sarà la fine del mondo … neanche fosse il Ministro dell’Economia!

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