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Archive for settembre 2009

Senzatitolo

Sono rimasta imprigionata in una pagina. EHIII, scollatemi subito da quiiii!!!! Non so neanche come ci sono finita, il problema è che non riesco più a scavalcare i contorni di questo pezzo di carta. Guardo fuori, ma per oggi non commento. Anche perchè tutte le volte che commento, che commento in modo sincero intendo, va a finire male. Va a finire che qualcuno si offende o se la prende, che non vengo capita, che vengo presa per cattiva e negativa, va a finire che mi incazzo e mi sento la vena del collo che mi batte e penso che prima o poi mi prende l’infarto se mi incazzo così e se mi prende non va bene perchè ho ancora un sacco di cose sospese.

Questa settimana sono stata un po’ abbattuta e grigia. E questo fine settimana anche. Per la prima volta non vedevo l’ora che il sabato e la domenica finissero per tornare al lunedì. Non mi sento bene, mi sento scordata come uno strumento abbandonato di colpo in uno stanzino buio dopo un concerto di fuoco in uno stadio strapieno. E non è mica pace. Non è tranquillità. E’ che da certe parole e da certi pensieri io mi riprendo molto lentamente. Mi ci vuole del tempo.

Devo mettere ordine. Camminare e stancarmi fisicamente. E poi camminare ancora.

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2+2=5

Da ieri sto litigando col pc. E credo che, a questo punto, sarà lui a spuntarla. Sto cercando da ieri mattina di fare una cosa che sembrava semplice, ma dato l’incasinamento e soprattutto le direttive confuse che mi vengono date, non si capisce se questa cosa qui è dovuta ad una mia incapacità o ad un’impraticabilità oggettiva. E mi sento incapace come quando stavo ore ed ore di fronte ai miei compiti di matematica. Arabo. Il mio cervello si chiudeva ermeticamente. Il mio problema con la matematica è sempre stato non tanto il come, ma il perchè. E quando ti si pone un interrogativo mistico di questa portata, mistica direi, sei fottuto per sempre.

Credo che il problema di fondo sia sempre stata la mia determinata voglia di non capirci niente, il granitico mantra che mi recitavo nella testa: “A me questa cosa mi fa venire la nausea”. I numeri li trovo brutti e poco poetici. I numeri non mi sono mai piaciuti.

Il mio rapporto con problemi, espressioni e poi logaritmi e altre cose simili è stato sempre di netto rifiuto. Ma perchè lo dovevo fare? Perchè dovevo sottopormi alla tortura di capire quanto era alto Federico, che vantava un terzo dell’altezza del fratello e il doppio di quella di Carlo? E sta cazzo di signora che andava a fare la spesa con il maledetto borsellino zeppo di monetine, quanto resto doveva al droghiere perchè aspettava che glielo suggerissi dal mio quadernino a quadretti? Insomma, nell’orribile mondo della matematica solo il mio perchè non ha mai avuto alcun valore, solo i miei enormi punti interrogativi sono rimasti un’incognita della quale disinteressarsi.

Forse per questo l’ho vissuta sempre con autentico terrore, acuito da frasi che tutti mi ripetevano: “La matematica è utile per tutto, te la ritroverai sempre nella vita!”, e non a caso il mio incubo ricorrente per anni è stato quello di essere sommersa dai numeri. Non è così per dire. Io i numeri che mi crollavano addosso li ho sognati davvero per anni. Con angoscia sudaticcia.

Non ha potuto nulla neanche l’approccio che voleva tentare di essere meno traumatico possibile: “La matematica è divertente, è come un gioco!”.  Chi l’ha detta questa stronzata? Come fa ad essere divertente una cosa che non capisco? Come faccio a riderci sopra se tutti ce la fanno a venirne a capo e IO NO? Allora non forzatemi, non torturatemi, datemi l’esonero da questa materia, pensavo. Anzi imploravo. Anzi pregavo. Ma non servì a nulla. Anzi. Vi chiedo una cosa: vi è mai capitata la sventura di ritrovarvi intrappolati nella classica festicciola alle elementari in cui la mamma del festeggiato si fa venire in mente di farvi giocare tutti a rubabandiera con la variante delle tabelline? Se non vi è capitato di essere tirati in mezzo a questa idea da manicomio, ve lo spiego io come funziona: non si chiama il 4, semplicemente, ma il 2×2 e così via … ma come cazzo ti viene in mente??? Ecco per me quella era una vera tortura, perchè tutti scattavano e io no, perchè io avevo il cuore in gola e la paura di sbagliare e di sbagliare davanti a tutti e aveva il buio nel cervello. Da quel giorno ho odiato le feste, ho odiato quel gioco e ho odiato soprattutto la madre di quel ragazzino che ogni anno imponeva a tutti di giocare a farsi torturare.

Da allora ho sempre tentato di evitare la matematica, di guardarla ma da lontano, con la cosa dell’occhio, magari fischiettando e facendo finta di nulla per passare inosservata.

In classe, alle superiori, ho avuto la rivelazione. La matematica è davvero il male. A prenderne le sembianze è stata la mia Prof di matematica, che in più di un’occasione propose candidamente di rinchiudere i tossicodipendenti e gli stranieri in recinti separati dalla città, vantandosi di essere fascista e dimostrando una vera passione nell’interrogarmi quotidianamente. Ho provato la mia prima esperienza di fuoriuscita dal corpo in quegli interminabili minuti alla lavagna: io semplicemente non ero presente. Il mio involucro invece si. Non so se fosse il panico, la vergogna o semplicemente l’ardente desiderio di non essere lì, di non essere io, ma davvero ce la facevo a trasmigrare. E mi guardavo lì in piedi di fronte a lei con quel maglione rosa che non si toglieva mai e con il sorriso beffardo: “Su, ottimizza l’esercizio!”. Ma per ottimizzare, brutta stronza, bisogna aver capito e saper risolvere, e per aver capito e saper risolvere bisogna sapere che cosa ho davanti, e io non lo vedo, non capisco cos’è, ne intuisco solo la forma. Ed è una forma che detesto.

TRE. Questo è il voto che quotidianamente collezionavo. E se all’inizio era uno schiaffone al mio orgoglio, alla fine divenne un distintivo, il mio. E non sono più stata capace di scollarmelo di dosso.

E adesso tante volte mi è capitato di fare un sogno: sono in classe nell’ora di matematica e mi sento stranamente serena, tutti si arrovellano per venire a capo di un esercizio difficilissimo confezionato ad arte per far impazzire anche i migliori, i geni, gli imprendibili. Io mi alzo e vado a scrivere la soluzione alla lavagna, un lunghissimo procedimento pieno di esponenti, radici quadrate, parentesi e ics e ipsilon e tutto quello che non ho mai capito in questi anni. Il gessetto bianco scrive veloce, velocissimo, la mia mano è guidata da Fermi, Majorana ed Einstein tutti rannicchiati nel mio potente, sorprendente, ma anche sorpreso, cervello fumante. Dopo l’impresa torno a sedermi al mio posto. E mi sento piena, soddisfatta, vittoriosa.

Questa storia ha una morale: vado ad armarmi di ascia per fare a brandelli il pc. I problemi vanno risolti, ma qualche volta è più salutare e liberatorio estinguerli del tutto.

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Per il giudice, che non ha convalidato il fermo: “Non c’è nessun pericolo di fuga, SOLO quello di reiterazione probabile”.

SOLO.

Grazie a questa notizia, ieri sera dopo cena ho ingoiato, una dopo l’altra, tre pastarelline al cioccolato. Lo so, non avrei dovuto, ma dovevo pur trovare consolazione in qualcosa. Così durante la notte ho sognato draghi dalle fauci infuocate e piante carnivore che mi rincorrevano, mentre Tarantini e Corona e Fiorani e Tanzi (e…) dormivano beati nei loro letti ricoperti di banconote da 500 euro.

Fine della favola: ingrasserò. Ingrasserò moltissimo. Che a confronto Palladilardo di “Sand by me” era un grissino. Ingrasserò. E scoppierò.

Morale della favola: ma la morale è chiaro che non c’è. Del resto a che serve la morale in Italia? Ognuno si trova di volta in volta quella che gli occorre.

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Uomini. Non Eroi.

Da ieri pomeriggio leggo con interesse i commenti a ciò che è accuduto ieri ai militari in Afghanistan. Leggo molti commenti che in effetti mi aspettavo. E molti sono aspri e rabbiosi. Nei confronti della Folgore, delle missioni chiamate “di pace”, dell’uso improprio del termine “eroi”. In questi commenti si ricorda in primo luogo cosa sia la Folgore, da chi sia composta, e di quali atti si macchiarono nel 1997 a Mogadiscio durante un’altra missione chiamata “di pace” alcuni uomini della Folgore. Io leggo e quegli episodi terrificanti accaduti in Somalia non li avevo affatto dimenticati. Leggo commenti durissimi, impietosi e devo ammettere che, anche se mi fanno rabbrividire tanto sono forti, secchi e senza appello, io li capisco in pieno e in gran parte sento di condividerli. Anche se mi riesce difficile commentare, perchè davanti alla morte,  farlo è come calpestare.

Però, l’unica cosa che posso dire è che per me sono morti degli uomini. Giovani, con delle famiglie che stanno soffrendo e soffriranno molto, con dei figli piccoli che hanno già lacrime da versare. Ma degli uomini che hanno fatto una scelta, la scelta di diventare dei militari, di appartenere ad un corpo che si chiama Folgore, e che conoscevano bene la differenza tra la parola pace e la parola guerra, tra la parola bene e la parola male.

Per me sono morti degli uomini, non degli eroi. Perchè gli eroi sono tutta un’altra cosa.

Sono una di quelle persone che non credono che la democrazia si possa esportare con le armi e con le divise; e nemmeno che possa essere esportata da paesi come l’Italia o gli USA; credo che non esistano missioni di pace, ma solo di guerra e sono convinta che la guerra vada ripudiata. E credo soprattutto che l’onore e il senso della patria siano valori da non ricercare nè identificare con l’appartenenza ad un corpo militare, ma da esprimere in armonia e rispetto della propria cultura come di quelle diverse, con la diplomazia e non con le armi.

Adesso, come tante altre volte, si parlerà di rispetto per i morti e per la morte, ma ad essere morti non sono stati solo i militari, sono stati anche i civili, i bambini, gente che non aveva preso alcuna decisione e ha subito solo quella che gli è toccata di sopportare. Ma è il rispetto della vita quello di cui si dovrebbe parlare, dandogli un senso molto più profondo di quello che ogni volta i cattolici invocano in modo becero e vergnoso per opporsi all’eutanasia, all’aborto, all’uso dei contraccettivi; un rispetto della vita e della persona, dell’esser umano, che vada ben oltre lo svilimento della strumentalizzazione  che anche questa volta, purtroppo, se ne farà.

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Sono stata a rigirarmi nel letto per buona parte della notte, il risultato è che è una faccia improponibile stamattina. La ragione per cui mi contorcevo, neanche il letto fosse cosparso di puntine, è che ripensavo alla giornata lavorativa di ieri e non riuscivo a separare i pensieri irrazionali, che mi conducono sempre ad azioni irragionevoli che non tardano a scatenarmisi contro, da quelli lucidi, che forse mi aiuterebbero a prendere decisioni più sagge e soprattutto che facciano i miei interessi. Allora, per farla breve, mi sembra giunto il momento di avanzare delle sacrosante richieste, dal momento che ho notato, ieri in particolare, di essere messa di fronte a decisione prese su di me e per me senza neanche aver chiesto il mio parere. Ci sta tutto, certo, e fa parte dell’essere gli ultimi arrivati, di essere precari, insomma di non contare niente. Ma ci sta anche che tutto ha un limite. E che forse dopo un anno ho anche il diritto di pretendere un trattamento diverso.

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Avevano preparato un bel pacchetto infiocchettato per l’occasione: il Papi di plastica che distribuiva case ai poveri terremotati, come Babbo Natale, come un eroe, ed il suo fedele menestrello che cantava le sue gesta… E, invece, la superpuntatona di ieri sera di Porta a Porta può vantare solo il 13% di ascolti…praticamente niente. E sono contenta, anzi contentissima! Sono contenta per questo sonoro schiaffone preso da Bruno Vespa, protagonista di un modo a mio parare vergognoso di fare giornalismo, e dal premier, da questa disinformazione, da questa televisione asservita ad un uomo che crede di poter manovrare e dirigere tutto e tutti. Sono contenta che gli italiani abbiano detto no, ribellandosi. Papi ha parlato dei tanti “farabutti” del mondo della politica, dell’informazione e della televisione, che gli stanno sempre addosso calunniandolo e gettando fango sulla sua persona. Io spero che quei farabutti riempiano Piazza del Popolo sabato prossimo e spero che ci sia un bel sole ad accogliere la loro sacrosanta manifestazione.

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Mi sto chiedendo why il mago dei pc, con il quale convivo, si prende cura di tutti i computers della capitale tranne che del mio…eppure lo vede che il mio portatile ha assunto una volontà indipendente, spegnendosi appena si stanca un po’… mi chiedo: sarà mica conflitto d’interesse ??? Tenterò con un’esplosione che non potrà restare inascoltata…hi hi hi!!!

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