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Archive for luglio 2009

Ho capito, l’officina del guerriero deve diventare un vero e proprio esercizio spirituale… E sia! Che dopo la telefonata di stamattina mi giravano talmente le palle che avrei potuto prendere il volo.

Ma.

Questo non va bene.

E allora.

Non mi incazzo.

No.

Riacquistata un po’ di calma, penso che tutto ciò sta accadendo perchè sono già molto fortunata e ci sta. Davvero, ci sta. Possiedo cose più importanti. Ho progetti più grandi. Comunque diversi da quello che ho fatto per un anno intero. E allora non è una telefonata storta che mi rovinerà la giornata.

Anche perchè.

Ieri sono stata al concerto dei Sud Sound System e mi sono davvero divertita e ho raccolto energie positive; stasera si cena in un bel posto e poi ci saranno tre giorni belli e di relax, e poi ancora e finalmente si parte per una bellissima vacanza!!!

Una telefonata non basta mica a rovinarmi tutto questo.

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Questo post è dedicato a quella nobildonna che ieri pomeriggio alle due e mezza, all’altezza dell’ospedale vicino casa mia, ha pensato bene di tagliarmi la strada come una folle e poi, non ancora contenta della sua bravata, mi ha insultata, attingendo al suo variegato ventaglio di offese triviali, per buoni 500 metri mostrandomi il dito medio dallo specchietto retrovisore.

Cara nobildonna, ieri non avevo voglia di urlarti contro e rincorrerti per massacrarti di pizzoni, perchè IO, a differenza di te,  sono normale e non avvezza a tali cadute di stile. Però sappi che mi duole molto che tu abbia una vita talmente frustrante, triste ed opaca che ti costringe a trovare quello sfogo che una sana attività sessuale (che evidentemente ti manca assai), ti concederebbe, nell’incarognirti volgarmente con me che nemmeno ti conosco. Gentildonna, volevo anche consigliarti un uso più saggio del dito medio che agitavi contro di me con rabbioso vigore: potresti servirtene per comporre il numero di un bravo analista che ti aiuti a svelare quei traumi infantili che oggi ti portano ad essere tanto stronza, oppure semplicemente dartici sopra delle energiche martellate dal momento che i tuoi traumi sono solo cazzi tuoi.

Con questo pensiero, nobildonna, ti saluto caramente e ti consiglio, qualora si ripresentasse la sventurata ipotesi di condividere il medesimo pezzo di asfalto, di star calma e rilassata, altrimenti diventerò anch’io una gentildonna e quel dito medio te lo chiuderò nella portiera. Più e più volte.

Saluti, contessa!

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Amore Dopo Amore

 

AMORE DOPO AMORE

Tempo verra’
in cui, con esultanza,
saluterai te stesso arrivato
alla tua porta, nel tuo proprio specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

e dirà: Siedi qui. Mangia.
Amerai di nuovo lo straniero, che era il tuo Io.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, allo straniero che ti ha amato

per tutta la tua vita, che hai ignorato
per un altro e che ti sa a memoria.
Dallo scaffale tira giù le lettere d’amore,
le fotografie, le note disperate,
sbuccia via dallo specchio la tua immagine.
Siediti. E’ festa: la tua vita è in tavola.

(Derek Walcott, da “Mappa del nuovo mondo”, Nobel per la Letteratura, 1992)


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Approfittando di uno dei primi pomeriggi free dell’anno, ne approfitto per andare a trovare la mia amicasirena che ha da pochi mesi avuto un pargolo. Parecchio bello e parecchio sorridente. Due cose che lo rendono già molto affascinante. Mentre chiacchieriamo e prendiamo un caffè sul divano, il pargolo gorgheggia felice e sdentato, circondato dai suoi giocattolini morbidi e di ogni colore e non rompe affatto le scatole come invece ci si aspetterebbe da un tizio della sua età…  E così l’amica sirena ed io abbiamo il tempo di raccontarci un sacco di cose e lei mi conferma con la sua esperienza e l’alone positivo che ha intorno, quello che penso già da un po’, e cioè che è impossibile concentrarsi su tutto e su tutti, qualcosa e qualcuno lo devi mollare, perchè non hai energie che per pochi. Davvero pochi. Ed è una grande stronzata quella che ci si racconta: c’è posto per tutti nel mio cuore, nel mio tempo, nelle mie giornate, nei miei pensieri. Diventa stancante e finisce che le energie si disperdono e non si riesce a fare nulla come si deve. Io da un po’ di mesi ho cominciato a tagliare un sacco di impegni, soprattutto emotivi, e devo dire che sto meglio. Perchè curare l’essenziale è più da me che non sono nè una santa, nè  un’infermierina, nè una buona ad ogni costo. Sono semplicemente una normalissima persona che deve, e soprattutto vuole, fare delle scelte e farle serenamente.

Il problema è che quando per tutta la tua vita sei stata l’amicona di tutti, quella accogliente e disponibile, quella accomodante, quella che per non discutere abbozza, quella onesta e che non appioppa fregature e non giudica, il fatto che tu decida di fare una cosa che rientra nella tua sacrosanta libertà e nei tuoi diritti, cominciare a pensare un più po’ a te stessa e a quello che ti sta a cuore davvero, senza porti per una volta troppi problemi, allora, automaticamente, ti si incolla addosso un’etichetta, quella della STRONZA CHE SE NE FREGA.

E sapete che vi dico? Che va benissimo così, che non è un giudizio che mi pesa, perchè fondamentalmente non mi tocca e non mi addolora, perchè non mi sento affatto impoverita, anzi. Penso, infatti, che questo faccia parte di un percorso che prima o poi chi ha voglia di vivere un po’ meglio debba fare: io non mi metto in discussione per giudizi di questo tipo, mi metto in discussione per altro. E le provocazioni che mi vengono poste di fronte non mi innervosiscono perchè ho imparato a non raccoglierle, a lasciarmele scivolare addosso, ad utilizzarle semmai solo a mio vantaggio, come prova tangibile  del fatto che sto compiendo qualche passetto in direzione di me stessa e questo va strabene. Del resto è risaputo che lavorare su se stessi è complicato, doloroso e difficile, ma soprattutto è una scelta solitaria ed impopolare, perchè se si sceglie di dare di più a se stessi, è chiaro che si deve togliere ad altri e nessuno ringrazierà per questo. E’ vero anche che se non fosse così la forza interiore rimarrebbe una fonte inesplorata e si cadrebbe al tappetto alla prima stupida critica.

Questo mio percorso è solo mio, non desidero che sia condiviso o condivisibile da altri. Non è una cosa che mi interessa. Ho bisogno solo di sentimenti genuini, sinceri, disinteressati intorno, del resto io non ho bisogno. Come non ho bisogno di difendermi, nè di giustificarmi, non ho voglia nè necessità di ritornare su spiegazioni e chiarimenti con nessuno, perchè non mi fa bene, perchè non mi serve, al contrario mi consuma, mi stanca e inaridisce. Io adesso non posso fermarmi perchè ho cominciato un percorso di ricostruzione e non posso nè voglio comprometterlo disperdendo le energie di cui ho bisogno.

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La regina mobilità e sua cugina  precarietà hanno determinato la mia latitanza dal blog per un’intera settimana. Mi hanno spostato orari e posto di lavoro: dal momento che qualcuno dei tanti andava spostato, tanto valeva spostare me. Così ho potuto vedere da vicino come si lavora nella cellula pilota … 

Ma su tutte le frustrazioni di questi giorni, c’è stato l’evento: il concerto di Bruce! Se dovessi commentare la serata con una definizione direi “esplosione di energia” e lui davvero il rock incarnato in un corpo anche quello ancora stradegno di nota. Una band stellare, una voce che dal tempo non è stata intaccata neanche di striscio, un entusiasmo contagioso, un pubblico bellissimo dal sette agli ottant’anni. Una chitarra da mettere i brividi per quanto cuore c’è dentro, una voglia di urlare e ballare e saltare, tanto la sua musica sa essere incontenibile. Una volta ho letto un bell’articolo di uno scrittore bravissimo che si chiamava Pier Vittorio Tondelli, forse uno dei migliori scrittori italiani degli ultimi trent’anni, un articolo in cui commentava, tra gli altri, anche l’opera dello scrittore formidabile che fu John Fante . Tondelli usò per questo mostro di bravura, una definizione che mi è rimasta impressa “se dovessi definire Fante io direi che è la polpa” e basta. La stessa cosa mi è venuta in mente per la musica di Springsteen. La sua musica non necessita di strutture che la sorreggano, perchè ha gambe eccezionalmente forti, è energia pura, materia; la sua musica suda, respira, si muove ed è perfetta nella sua essenzialità. E’ polpa. E’ come la scrittura di Fante, che se lo leggi una volta sentirai quell’odore inconfondibile di pomeriggi caldi e assolati e polverosi per sempre, e per sempre lo associerai ad alcuni colori ed immagini che non potrai più scollargli di dosso. Uno scrittore estremamente abile in un’arte assolutamente non costruita, quella di saper utilizzare la parola, rigirarsela in bocca e costruirci un pensiero semplice e rotondo e ruvido, materico e pulsante insieme, ma afferrabile da tutti, prendibile, che è cosa davvero di pochi ,pochissimi, scrittori. E così è la musica del Boss, qualcosa di perfetto e perfettamente condiviso, spartito, goduto pienamente da tanti, anzi tantissimi, che hanno la fortuna di prenderne parte.

Poi c’è stato un bello spettacolo di Ascanio Celestini, il bambino col pizzo da capretta che parla di precarietà, informazione e disinformazione e di tutti i temi che al momento ci appassionano e ci fanno tanto soffrire. Celestini l’affabulatore sa creare attorno a sè un’atmosfera familiare ed ha il pregio che vorrei rubargli: quello di saper esprimere concetti fortissimi, a volte persino terrificanti, con una straordinaria lievità. Una piuma bianca che svolazza in un mondo di insulti e denunce gridate. Fa pensare. Fa riflettere. Non ti fa montare dentro una rabbia cieca e cattiva però. Fa soprattutto comprendere quando la parola vada esercitata, domata e calibrata perche possa esprimere il proprio senso e suonare come uno schiaffo doloroso ma pacifico sul volto di chi questo paese lo sta volgarmente e impietosamente martoriando.

Poi c’è stato il compleanno della mia mamma. E poi quello della mia nonna. E poi ci sono state grandi dormite, i mondiali di nuoto, un nuovo romanzo di Ann Tyler  e i pomodori col riso, e soprattutto che, congiuntivite e occhi gonfi da pugile a parte, mi sento molto bene e annuso nell’aria cose positive. C’è che io e lui, anzi lui ed io, abbiamo deciso di andarcene in vacanza qualche giorno e c’è che la cosa mi entusiasma.

Non so se domani sarò qui o alla cellula pilota, resta il fatto che, in fondo in fondo, poco importa…

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Sabato

Stamattina davanti al caffè. Me ne servirebbe una tinozza. Lui ed io. Ore 7.55 Anche oggi che è sabato si lavora, come tutti i sabati. No, non ce la possiamo fare. Non dopo due sere di fila che si esce e si fa l’una e mezza. Non ho il fisico, mi sa. Ma il fine settimana che ci aspetta a partire dalle due di oggi pomeriggio, appena si stacca e si torna a casa, mi aiuta a carburare: oggi cominceremo a cercare un luogo ameno dove trascorrere una settimana strarilassante alla fine di agosto, ma soprattutto domenica sera saremo al concerto di Springsteen e io al solo pensiero non sto nella pelle!!!

Così trovo il coraggio di gettare la mia stanca carcassa in macchina e partire. Sono a metà strada e solo allora mi rendo conto del silenzio che mi circonda: Roma così vuota forse non l’ho davvero mai vista, il Lungotevere è quasi spettrale e mi sento un po’ come Tom Cruise nella scena iniziale di Vanilla Sky, solo su un’auto un più scassata. Davvero stamattina a Roma potresti farti una tranquilla passeggiata in mezzo alla strada. Praticamente vivere un’esperienza che ha del fantascientifico.

E allora, di fronte al mio stupore, penso che siamo ridotti davvero male se la mancanza del rumore e del traffico costante ha il potere di disorientarci, se questa sensazione inesplorata sa farci sentire inizialmente spaesati. E’ come vivere rinchiusi in una barattolo, pressati e stretti, rannicchiati gli uni contro gli altri e perennemente agitati da una mano enorme. E poi ad un tratto liberati e dispersi nell’aria in seguito all’ improvviso svitamento del tappo. Di colpo entra aria e si disperde il rumore, riusciamo ad allargare le dita e poi le braccia e poi stiracchiarci e allungare le ossa e i muscoli e distendere persino i nostri pensieri, galleggiando lentamente e senza peso nell’aria fresca che ci accarezza.

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“Avevamo detto che sarebbe servito un miracolo e lo stiamo realizzando!”, ormail lo psiconano ad Onna parla di miracoli. Prima o poi camminerà sulle acque, guarirà i malati e moltiplicherà le case che ha innalzato dalla polvere. Questo piccolo grande uomo, tanto ingiustamente deriso, criticato e giudicato, sembra davvero convinto di incarnare quel Destino Manifesto in virtù del quale gli Stati Uniti d’America legittimarono ogni genere di barbarie commessa a danno di esseri umani e territori, la brutale colonizzazione di terre che erano di altri, lo sradicamento e lo sterminio degli indiani. Tutte azioni, queste, legittimate dalla convinzione di essere il popolo eletto e predestinato a creare un ordine nuovo, migliore. Quello stesso Destino Manifesto sembra aver imposto a Silvio di sconvolgere in tutto e per tutto il nostro paese. Sentendosi chiamato a dover svolgere il compito importante che gli veniva in un certo senso imposto dal fatto di essere “unto dal signore”, egli non potè tirarsi indietro quando, nel 1994, sentì che era giunto il momento di scendere in campo per realizzare il Disegno. Lui che, in un certo senso,  rappresentava proprio quell’uomo nuovo, quell’uomo in grado di fare di se stesso ciò che aveva desiderato, quel self made man in grado di innalzarsi e conquistare potere dal nulla (e qui tutti i punti interrogativi del caso). Un predestinato non ha desideri comuni, un predestinato sogna in grande e punta ad avere per se stesso potere,  ricchezza,  giovinezza e bellezza. Per farlo ha bisogno di fare grandi promesse alle folle oceaniche che lo osannano, circondarsi di uomini che non sappiano metterlo in ombra, infangare gli avversari, servirsi della menzogna e della calunnia se necessario a coprire qualche malefatta. L’aspetto affascinante della vicenda è che occorre mettersi dalla sua parte per osservare la cosa dal suo punto di vista: insomma, visto da qui lo psiconano è un ometto pericoloso e folle, ma se si ragiona indossando i suoi occhiali e guardando il mondo dai suoi occhi, la prospettiva cambia totalmente. Silvio è un mezzo attraverso il quale una superiore volontà sta compiendosi, e come mezzo non può sottrarsi. Tutto ciò che lo ostacola nel compimento di tale Volontà(l’umana legge, la magistratura, il comune buonsenso, la stampa, gli avversari, le critiche, la democrazia stessa) deve essere spazzato via per pemettere che il Destino Manifesto possa compiersi.

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